Tinoshi

#15 – Verso

In Uncategorized on January 28, 2017 at 9:32 am

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Suoni di passi svelti che affondano nella neve. Il paese morto sembrava dormire, chiuso nel suo silenzio di ghiaccio sottile. I tetti bruciati, crollati sotto il peso della neve. Le strade deserte, srotolate immobili tra i vialetti, punteggiate da alberi anneriti. L’uomo stremato si rannicchiava tra le colonne di un porticato, stringendosi addosso i lembi sfrangiati di un mantello lurido e consunto. Pochi istanti per riprendere fiato, lo sguardo stravolto fisso sugli ultimi filari del bosco. L’avevano visto? Lo seguivano? Uno sguardo rapido per controllare le scarpe, ormai poltiglia di sangue e stracci. Il dolore e la cancrena avevano da tempo lasciato spazio all’anestesia del gelo. Non sentire più niente, questa è l anticamera della morte, pensava tra sé e sé. Le rovine conservavano ancora un aspetto famigliare. Era già stato qui. Ma sembravano secoli fa, ere passate. Se poco o nulla era rimasto in piedi dopo il grande collasso ancora di meno era rimasto dentro di lui. Alieno nel suo paese. Tutto lo faceva sentire fuori posto, un relitto incagliato nelle secche del tempo. Avrebbe dovuto morire qui molto tempo fa, sopravvivere a volte è un errore. Aveva giurato di non tornare mai più. Lo avevano costretto a farlo. La puzza di sangue e morte violenta impregnava ancora le pareti candide del soggiorno. Era mezzo inghiottito dai ricordi quando li sentì. Sordi latrati e un verso grottesco, un rantolo cupo e strisciante. Sono vicini. Non c’è tempo. In un attimo si ritrovò a correre in strada verso la piazza centrale. I muscoli delle gambe tesi nello sforzo, i polmoni in fiamme per il freddo ingurgitato. Stupido, si era fatto distrarre dai ricordi, aveva perso il vantaggio. Alle sue spalle l’orrore strisciante occhieggiava dalle ombre dei vicoli. I rimasugli delle case tremavano e crollavano al suolo. Ad ogni passo lo sentiva più vicino, il fiato di ghiaccio sul collo. Doveva arrivare a quella maledetta porta, Lì dentro c’era qualcosa che loro volevano, qualcosa che aveva nascosto molto tempo prima. Si infilò sotto lo stipite viscido e intriso di muffa. All’interno un breve corridoio verso una porta di legno marcio, una porta che solo la sua chiave poteva aprire. Cigolio di cardini e un lento sbuffo di polvere a disegnare arabeschi morbidi a mezz’aria. La porta si aprì. Una vampata di freddo mefitico dalle stanze chiuse seguita da un sibilo, come un fischio sordo di vento che rapidamente si fa strada verso il mondo esterno. Dietro si intravedevano i primi gradini umidi di una scala più profonda, conficcata nel buio. Accese una torcia elettrica, anche se non ne aveva bisogno, sapeva esattamente cosa si trovava al fondo di quella scala. Aveva giurato e pregato e giurato ancora di non scendere mai più quei gradini. Il rantolo dell’orrore lo sorprese di nuovo immerso nei suoi pensieri. Penetrante come un pungolo incandescente, quel verso alle sue spalle lo spingeva a proseguire, a infrangere giuramenti, a infrangere preghiere. È vicino, pensò l’uomo e cominciò a scendere la scala. Più scendeva e più l’oscurità infittiva, richiusa attorno al suo corpo come un bozzolo cupo. Il freddo perforava le ossa, era il vuoto ad ogni passo. Attraverso le pietre dei muri palpitavano schegge di rumore come gli ululati bestiali dei reclusi. Sentiva puzza di conegrina e sanatorio. Manca poco, pensò. La scala finiva in una stanza minuscola, il tetto spaccato sotto la spinta di grosse radici immerse in una pozza di acqua scura sul pavimento. Si inginocchiò sul bordo della pozza – è qui. Si fermò a guardare la sua immagine riflessa su quella lastra di ardesia opaca. Appoggiò delicatamente la mano sul pelo dell’acqua fino a vedere il riflesso svanire tra le increspature delle onde. L’auto consapevolezza richiede il prezzo più alto. Un schianto improvviso e un tonfo sordo, il rumore delle pietre che esplodono e la polvere che si stacca dal soffitto della stanza. Un infinito gorgogliante lamento, un verso senza nome. Sono entrati. Non c’è più tempo…

[Testo: Marco Moletta – Illustrazione: Giorgio Tino]

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#14 – Lingue

In Uncategorized on February 17, 2016 at 1:38 am

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Haiku di Marco Moletta

(Lingue, in C.A.C.C.A. #7)

#13 – Primati

In Uncategorized on July 24, 2015 at 11:38 pm

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Testo di Marco Moletta.

(Primati, in C.A.C.C.A. #6)